Cautele interdittive e rito penale

Uno studio sulle alternative ai modelli coercitivi personali

Federico Cerqua, Maggioli Editore, Collana "Scienze penalistiche e Criminologia”, 2015.

Le misure cautelari interdittive, introdotte per la prima volta dal legislatore nel codice di rito del 1988, hanno segnato il definitivo superamento di ogni incostituzionale logica di anticipazione della pena e continuano a rappresentare un’evidente innovazione sul piano processuale.
L’interdizione cautelare, peraltro, ha trovato un particolare sviluppo nel rito introdotto dal d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, diretto a disciplinare la responsabilità “amministrativa” delle persone giuridiche.

Il presente lavoro è diretto dunque a registrare gli eventuali punti di contatto tra la disciplina dei mezzi di cautela interdittiva dettata dal codice di rito, anche alla luce della recente l. 16 aprile 2015, n. 47, e gli strumenti di interdizione applicabili agli enti, per verificare la permeabilità dell’intero sistema processuale penale. In particolare, si intende valutare se un ampliamento del ricorso all’interdizione cautelare nei confronti delle persone fisiche possa consentire la limitazione del ricorso ai moduli di coercizione personale; d’altra parte, l’importazione, all’interno del microsistema delineato dal d.lgs. n. 231 del 2001, dei principi che regolano le cautele interdittive nel codice di rito potrebbe risultare funzionale a evitare illegittime anticipazioni della pena a carico delle società.

SCHEDA UFFICIALE